Borro San Giorgio e gli altri torrenti di città (da salvare)

Alcuni amici del Gruppo Trekking e della SMS di Bagno a Ripoli  mi hanno guidato nella risalita del  Borro di San Giorgio (noto anche come Isone) dall’area urbana dell’Antella (Bagno a Ripoli) torrente al centro dell’attenzione di appassionati naturalisti per la sua ricca biodiversità e al tempo stesso di forti preoccupazioni per un delirante progetto che prevede il suo intombamento con terre di riporto tossiche proprio nel suo tratto più naturalisticamente interessante e tutto per far andare a piena velocità gli automobilisti in un breve tratto di curva autostradale ora troppo stretta per prenderla a piena velocità (vista la lunghezza dei tratti interessati si parla di un guadagno di pochi secondi!?!).

La girata è stata svolta in un periodo particolare per me coinvolto in un’opera di sensibilizzazione per la valorizzazione del Torrente Rimaggio di Sesto Fiorentino e l’ho svolta anche in un ottica di confronto della biodiversità fra i due torrenti di città come personale tentativo di sottolineare l’importanza di qualsiasi torrente di città che può regalarci delle testimonianze di biodiversità decisamente interessanti

Il Torrente Borro San Giorgio nel suo tratto urbano è caratterizzato da alcuni tratti floreali in comune col Rimaggio quali il Ramerino e il Gigaro Chiaro. A livello di fauna ospita colombacci in quantità, germani ed anatre mute.

Risalendo il torrente, ma sempre in ambito urbano, verso il pregiato cimitero comunale dell’Antella la flora si caratterizza di cipressi e pini (anche qui assaliti dalle processionarie) nonché ginestre mentre si fanno sentire le capinere.

torrente-antella-verso-campagna.png

Allontanandosi dal centro urbano (ma di pochissimo) cominciamo ad immergerci in un ambiente naturale ricco di tracce di mammiferi come caprioli a cinghiali ma anche istrice, scoiattolo rosso (quello nostrano che si presente però spesso in livrea marrone scuro) e ghiri. La flora si presenta in tutta la sua varietà con narcisi, profumatissimi giacinti ed iris, mandorli, fichi d’india, pungitopo, noci (coltivati) e rosa canina. L’avifauna è ricchissima – storni, gazze, fringuelli ecc. – e testimonianza ne è un Gheppio che vediamo volare in lontananza.

Ma sono le caratteristiche del torrente a suggestionare maggiormente l’escursionista con i suoi frequenti muri a secco e rocce intagliate di scritte (che non saranno le famose scritte dei pastori ma insomma sarebbe interessante decifrarle compiutamente…) ma soprattutto le numerosissime cascate che ossigenano il torrente, creano ambienti molto diversificati e non a caso alcune prendano il nome degli animali che venivano in passato ospitati in quantità (come la famosa Grannchiaia).

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